PERCHÉ PROPRIO
UN CAPITOLO?
Ovvero, come dei normalissimi ragazzi arrivano a parlare di informazione.
Cosa spinge una ventina di giovani di due comuni dell’hinterland milanese ad indagare sulle dinamiche con cui l’informazione si crea e si modifica? Com’è possibile, da punti di partenza effimeri e poco saldi, riuscire a raggiungere una conclusione concreta?
Semplice: con un capitolo sulla libertà d’informazione; ma cos’è un capitolo? É un’attività basata sulla discussione e sullo scambio di idee e opinioni riferite ad uno specifico fatto o argomento. La scelta del tema di cui il clan Orizzonte avrebbe parlato nasce dalla volontà di approfondire tematiche troppo spesso trattate con superficialità dai mezzi d’informazione e talvolta in maniera non troppo corretta.
L’idea parte da un rapporto del 2004, curato da Freedom House, un’associazione no profit fondata più di sessant’anni fa, secondo cui l’Italia è al 74° posto, ultima tra le nazioni dell’Europa Occidentale, per libertà d’informazione, tanto da esser considerata solo “parzialmente libera”: i promotori di questa proposta hanno sentito la necessità di sensibilizzare gli altri membri del clan su un tema troppo spesso lasciato nell’oblio, anche per reagire ad un sistema informativo che troppo spesso abusa del proprio potere per influenzare gli utenti.
Il clan ha deciso di partire dai fondamenti giuridici dell’informazione e in particolare dalla costituzione, che all’articolo 21 afferma: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure“. Successivamente l’azione si è spostata sul confronto tra diversi quotidiani, per verificare il loro diverso utilizzo da parte dei lettori (che prediligono alcune testate invece che altre) e lo spazio che ogni pubblicazione riserva per la stessa notizia, notando che le differenze tra i vari articoli sono notevoli.
Successivamente si è scelto di concentrare l’attenzione sulle tre fasi che portano alla creazione di una notizia: prendere, manipolare e trasmettere; la prima privilegia le fonti a stretto contatto con l’accaduto, come accade nella cronaca (che interpella vittime, testimoni…), la seconda omette o modifica dettagli fondamentali per la struttura della notizia, allo scopo di alterarne il significato originario, la terza infine fornisce ai fruitori una versione dei fatti non sempre estranea agli interessi di chi la trasmette. Questo lavoro si è svolto durante la route invernale del clan.
Per quanto riguarda il primo di questi ambiti, si è fatto riferimento al già citato articolo 21 della Costituzione e alla Carta dei Doveri del Giornalista per impostare una discussione nella quale è stato possibile ad ognuno esprimere la propria opinione in merito, con molti riferimenti al’attualità. Parlando invece di manipolazione, è stato presentato il caso Monsanto, una multinazionale leader nella produzione di sementi ogm: prendendo come spunto un esempio tanto significativo, il clan ha espresso pareri in merito e successivamente anche dubbi sul ruolo che effettivamente dei normali cittadini possano assumere a difesa dell’integrità delle notizie. La parte dedicata alla trasmissione delle notizie invece ha visto ogni rover e scolta direttamente protagonista, immedesimandosi nel giornalista incaricato di scegliere la rilevanza e la localizzazione adatta ad ogni notizia, trovandosi di fronte a lanci d’agenzia che spaziavano dalla politica estera al gossip. Dopo una breve spiegazione del ruolo dell’ANSA (Agenzia Nazionale Stampa Associata) nelle trasmissione delle informazioni, il clan si è trasformato in una vera e propria redazione giornalistica, incaricata di raccontare un episodio rilevante svoltosi nei giorni della route. In questo modo sono emerse le sensazioni che un giornalista prova nello scrivere.
Il lavoro però non si è fermato qui. Non contenti, questi reporter in erba hanno sentito il bisogno di approfondire ancora le tematiche toccate in autonomia con l’ausilio di un esperto nel campo: si tratta di don Davide Milani, responsabile dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali della Diocesi di Milano, al quale abbiamo sottoposto le domande emerse durante le nostre discussioni e chiesto pareri a proposito delle tematiche più spinose. Successivamente, per la parte conclusiva del lavoro, l’attenzione si è spostata sugli argomenti di maggiore attualità, per osservare come i principi che dovrebbero guidare l’operato di ogni giornalista e contenuti nella Carta dei Doveri sono effettivamente applicati all’atto pratico.
Il clan è passato da una concezione puramente teorica dell’informazione, legata agli approfondimenti iniziali, ad una che riconosce la possibilità di avere un proprio ruolo attivo: non solo informati, ma anche informatori.

Il Clan Orizzonte
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Pubblicato da clanorizzonte