LE CONCLUSIONI
DEL CAPITOLO
“Una faticaccia, ma ci siamo riusciti!”. Ecco cosa sta alla base dell’azione.
VIMODRONE – “È finito.” L’annuncio lascia la folla sbigottita, meravigliata e attonita. Qualche lacrima commossa riga il volto dei più sensibili ed un velo di tristezza annebbia alcuni sguardi.
Eppure il clima è di festa. Dopo tre mesi di lunghe ricerche ed estenuanti confronti, domenica 8 febbraio 2009 la commissione esaminatrice, composta dai 19 membri del Clan Orizzonte – Cernusco s/N e Pioltello – ha messo la parola FINE alla sua epopea nel mondo dell’informazione.
Ma è davvero fine?
Le conclusioni non mancano, ma ricordando che “non è strada di chi parte e già vuole arrivare, ma che è la strada di chi parte ed arriva per partire”, sappiamo che queste conclusioni non sono altro che le basi per iniziare un cammino che porti ad una maggiore consapevolezza del significato dell’informazione e del nostro ruolo nei suoi confronti.
Per raggiungere gli obiettivi prefissati ci siamo misurati con quattro casi studio: la guerra israelo-palestinese, la crisi finanziaria del 2008, il caso Alitalia, la vicenda di Eluana Englaro.
Dall’analisi condotta sono emersi sia punti comuni che linee dei pensiero discordanti. Tutti concordano sulla mancanza di chiarezza del nostro giornalismo: spesso vengono usati termini tecnici non comprensibili a tutti,o termini ambigui, non solo in ambiti specializzati, ma anche da parte di mezzi che si rivolgono a un pubblico ampio.
Probabilmente questa ambiguità è voluta, per nascondere fatti “scomodi”, per creare nella popolazione determinati stati d’animo, o ancora per favorire la strumentalizzazione delle notizie, specialmente se riguardano problematiche solo di livello nazionale: per questo è difficile trovare informazioni imparziali e si rende necessario cercarle in canali alternativi come internet.
In questo modo però c’è anche la possibilità di trovare immagini e informazioni particolarmente crude che rappresentano momenti di violenza e dolore; basta pensare a quanto ogni giorno arriva dagli scenari di guerra:le foto di morti e feriti rappresentano il lato drammatico degli avvenimenti e hanno un forte impatto su chi le osserva.
Così è spontaneo chiedersi se sia opportuno mostrarle, e se si in che occasioni; alcuni infatti ritengono necessario individuare appositi momenti, riservati a un pubblico adulto,allo scopo di rendere consapevole chi osserva di quanto accade lontano da noi. Altri invece vorrebbero che anche i bambini fossero messi di fronte alle realtà più dure, per essere educati fin da piccoli alla pace e per potersi confrontare fin da subito con il mondo e i suoi aspetti negativi; bisogna pensare anche alle conseguenze che ciò può avere visto che si ha a che fare con soggetti ancora deboli.
Nonostante le diverse opinioni però alcuni punti sono condivisi,soprattutto la necessità di educare all’informazione (nel caso dei bambini il ruolo spetta ai genitori) per combattere l’abitudine e l’indifferenza che essa genera.
Le opinioni, appunto: nell’informazione spesso sono talmente mescolate alla notizia da non essere facilmente distinguibili; le idee, per modi di esprimerle e contenuti, sono diversissime tra loro. Questo comporta una vasta gamma di toni utilizzati dai giornalisti, non sempre però in maniera appropriata: la carta dei doveri dei giornalisti impone di non superare limiti del decoro oltre i quali si passa ad offendere gli altri, ma non sempre questo accade e la condanna di ciò è unanime.
Non solo certezze, ma anche domande al termine dei lavori: che notizie vuole davvero chi le riceve? Qual è il confine tra opinione e manipolazione? Le posizioni all’interno del clan, basate sull’osservazione di quanto ogni giorno è sotto i nostri occhi, inizialmente erano molto diverse e quasi inconciliabili; ma grazie all’intervento esterno di una guida esperta nel campo, si è riusciti a dissipare qualche dubbio e giungere a posizioni meglio definite su questi temi.
Abbiamo così notato come gli strumenti di comunicazione non creano un atteggiamento nelle persone, così come non sono le persone a volere qualcosa di particolare: semplicemente, sentimenti già presenti nell’uomo vengono esaltati in maniera morbosa. La comunicazione è molto emotiva e intende emozionare chi la recepisce; servirebbe dunque un atteggiamento più responsabile.
Inoltre, per quanto riguarda un eventuale “confine” tra opinione personale e manipolazione delle notizie, risulta difficile individuarlo in maniera precisa: infatti nella notizia è sempre coinvolto chi la riporta, oltre a chi la riceve. Si potrebbe anzi dire che essa è artificiali, dato che è grazie all’intervento dell’uomo, il quale ricorre a titoli e toni particolari, che un semplice fatto diventa notizia, ovvero fonte d’interesse per chi la recepisce.
Si può quindi affermare che, per certi aspetti, la notizia vale in base a chi la dà, dato che è proprio il giornalista a dare ad ogni evento il “sapore” che lo rende interessante; ma essa vale anche in base ai titoli di chi la trasmette, dunque al titolo di studio, alle esperienze, o alle competenze? Ha un valore maggiore quando riguarda politica o economia, ovvero tematiche che coinvolgano la collettività, rispetto a quando si occupa delle frivolezze di sport o gossip? Senza dubbio non tutte le notizie sono uguali, dato che soltanto alcune di queste vengono trasmesse e solamente in determinati ambiti: ma si può parlare solo di pochi fatti, tralasciandone altri, nonostante il diritto dei cittadini ad essere informati in modo completo e veritiero?
Anche la possibilità per il giornalista di esprimere la propria opinione è fonte di dibattito. Per alcuni il giornalismo dovrebbe essere assolutamente oggettivo, mentre secondo altri è ammissibile uno spazio riservato al pensiero di chi trasmette le notizie, tanto da permettere che determinati punti di vista, nel caso in cui, con finalità positive, intendano influenzare il pensiero di lettori e spettatori, possano venir espressi liberamente. Manipolare diventa dunque manipolare le persone, anche se a fin di bene”.
In altri casi la manipolazione è diretta a trasmettere un messaggio distorto rispetto alla realtà dei fatti: un simile comportamento è influenzato da particolari interessi e, a tale proposito, sarà opportuno ricordare che solitamente gli editori dei giornali, essendo contemporaneamente anche imprenditori o politici, intendono far passare determinate idee. Così i giornalisti non riportano i fatti in maniera corretta, a scapito della corretta informazione di chi recepisce; dunque secondo noi è necessario che essi, oltre a ricevere una buona formazione culturale, vengano anche educati ad essere davvero liberi. L’importanza del loro ruolo è notevole, dato che, secondo molti, il giornalismo è il cane da guardia della democrazia, tanto da essere considerabile quale quarto potere dello Stato.
Dopo la teoria, i fatti. Misurandosi concretamente con la stesura di articoli di giornale, anche se riferiti a piccoli eventi legati alle attività scout, è stato possibile immedesimarsi nel giornalista, provando sensazioni ben precise. È emersa la bellezza di un ruolo che permette anche di esprimere le proprie idee, nonché la grande responsabilità connessa a ciò: c’è il rischio di essere guidati soltanto dalle proprie opinioni distorcendo la realtà e occorre fare in modo che ciò non avvenga. È anche importante utilizzare uno stile adatto che permetta di essere oggettivi.
Esaminando poi reciprocamente quanto elaborato, si è visto che criticare risulta più facile (e, per certi aspetti, soddisfacente) che scrivere. Ognuno si trova a confrontare il proprio pensiero con quello di altri e, per tale ragione, è necessario fare in modo che eventuali critiche avanzate al lavoro di altri siano le più oggettive possibili, senza che intervengano ad influenzarle opinioni personali.
Alla fine del capitolo molto è rimasto del lavoro svolto: le notizie dell’attualità sono diventate più chiare; conosciamo quelle che sono le qualità del giornalista e quelle che dovrebbero esserlo; sappiamo come un semplice fatto diventa una notizia e giunge fino a lettori e spettatori. Soprattutto, abbiamo imparato cosa significa informarsi: non recepire in modo acritico quanto proviene dai media, ma mantenere sempre uno sguardo attento su quanto ci circonda, così da poter rivolgere la nostra attenzione anche a ciò che altri solitamente trascurano. Un’informazione libera comincia da noi.
Il Clan Orizzonte
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